Sono stanco di quel malinteso senso del “politicamente corretto” che è solo un modo per imbavagliare la libertà di pensiero e rendere succubi di un conformismo sempre più deleterio.
La natura che pure spesso è matrigna ci insegna che la vita è sacra e non si misura con la sua durata. Si pensi al fiore dell’echinocactus che non dura più di un giorno. Un solo giorno di vita di bellezza e splendore assoluto! Dura solo meno di 24 ore ma questo nulla toglie alla intensità della sua breve vita.
Indi Gregory invece non ha avuto questo diritto. La neonata anglo-italiana è stata condannata a morte, per non aver fatto niente. Aveva una colpa: essere affetta da patologia rara e senza speranze. È stata condannata senza appello da uno stato che si considera baluardo della civiltà. Condannata a morte perché lo stato in cui è nata non ritiene di spendere denaro per un essere umano che non ha speranza di vivere a lungo, sostenendo che si tratterebbe solo di accanimento terapeutico.
Già.
Perché di questo si tratta.
Indi è morta 8 mesi, nella notte tra il 12 e il 13 novembre del 2023. Sono stati spenti i macchinari che la tenevano in vita.
Se quella bambina fosse stata affetta da una malattia che le consentisse di arrivare a qualche anno di età, ma senza costare troppo alla collettività, avrebbe avuto diritto a vivere. Siccome però la sua era una malattia rara e molto grave (sindrome da deplezione del Dna mitocondriale), era tenuta in vita da macchinari medici e tenerla in vita sarebbe stato inutile e, soprattuto, sarebbe costato eccessivamente alla comunità.
Per questi motivi, qualcuno, che a definire bestia si farebbe offesa a qualsiasi essere del mondo animale, si è arrogato il diritto di condannarla a morte.
E a nulla è valso lo slancio di uno Stato, quello italiano, che aveva garantito che si sarebbe accollato l’onere della cura di quella neonata in nome di un suo sacrosanto diritto. Addirittura lo Stato italiano ha cercato di agevolare il superamento di insensate burocrazie, concedendo la cittadinanza a quel piccolo essere a tempo di record. Pur di poter tentare di curare Indi ed assicurarle il diritto di vivere, non importa per quanto tempo.
Niente affatto.
Lo stato dei “gentlemen”, dei lord e dei civili, onesti e puliti ha stabilito, nella sua, sia chiaro, pur legittima sovranità, ma con una protervia e con una crudeltà degna di più o meno antichi criminali dittatori, di negare ogni possibilità a quella bambina di vivere almeno quanto la sua malattia e le cure possibili gli avessero concesso.
Ora, a parte le considerazioni circa l’insensibilità, la bestialità e mancanza di umanità, viene spontanea un’altra considerazione di ordine più squisitamente politico. E cioè: che cosa sarebbe successo se quello stato civile, ma insensibile ed inumano, avesse acconsentito al trasferimento del la neonata in un ospedale pediatrico di un altra nazione che aveva già dato la piena disponibilità ad accoglierla? Semplice: lo stato dei “gentlemen” avrebbe dimostrato di essere quello che è ed avrebbe creato un precedente per cui sarebbe stata messa in discussione la sua sovranità sui propri cittadini e sudditi. Avrebbe ricevuto un micidiale colpo alla sua immagine internazionale di stato civile e democratico .
Da quale stato poi? Quello di pizza, spaghetti e mafia? Manco a pensarlo….Ma questa è un’altra storia.
Indi ha avuto la sfortuna di nascere nel genere umano.
Luigi Pescuma

